Formula Uno e l’eterna ricerca di equilibrio tra sport e spettacolo

Scritto da Gianandrea Novellone

Tempo di lettura: 5 minuti

Nel mondo dello sport si sta assistendo ad un fenomeno di graduale convergenza tra il concetto di competizione agonistica e la spettacolarizzazione dell’evento sportivo stesso. Uno degli esempi più lampanti ed evidenti di sport che si sono posti come obbiettivo principale lo spettacolo è sicuramente la Formula Uno. 

Se in una partita di calcio il risultato che spesso regala meno emozioni agli spettatori è quello a reti inviolate dove nessuna squadra prevale sull’avversario, lo scenario è completamente diverso in Formula Uno. Al contrario, i gran premi meno divertenti sono frutto di domini incontrastati di un pilota che fin dal venerdì si impone nelle prove libere, in seguito ottenendo la pole position il sabato e gestendo il vantaggio senza problemi la domenica. Questa situazione è successa numerose volte negli scorsi anni, dove si è assistito ad una vera supremazia da parte della scuderia Mercedes capace di vincere per 7 anni consecutivi il campionato costruttori e piloti, garantendosi una dinastia che rimarrà negli annali. Essere testimoni di un primato così incontrastabile è sicuramente speciale, tuttavia il vero spettacolo della Formula Uno avviene non quando sono presenti diversi secondi di distacco tra scuderie, ma con sorpassi, duelli in pista e lotte fino all’ultimo giro. È chiaro oramai da tempo come fossero necessarie delle modifiche a livello di regolamento per garantire una lotta ad armi pari e favorire l’intrattenimento. È dunque compito della FIA e della F1 adottare tutti i mezzi necessari per aumentare il numero dei sorpassi in gara e far divertire i tifosi.

Analizzando tutti i mezzi a disposizione della federazione, sicuramente il principale riguarda il cambiamento dei regolamenti di gara. A tal proposito, già dal 2011 con l’implementazione del DRS, comunemente chiamata ala mobile, la F1 ha chiarito l’intenzione di aumentare i “corpo a corpo” sul tracciato. Per favorire i sorpassi, i piloti possono diminuire la resistenza aereo-dinamica della propria monoposto al fine di avere la meglio sulla vettura che precede. Secondo il regolamento, l’utilizzo dell’ala mobile può avvenire solamente in alcune zone designate del circuito e se la distanza tra la vettura che precede e la vettura che segue sia minore di un secondo. Fin dalla sua introduzione moltissimi membri del circus si sono interrogati sull’effettiva efficacia del DRS. Se da un lato l’ala mobile rappresenta una soluzione facile da usare ed a basso costo per le scuderie, dall’altro molti fan hanno storto il naso, sostenendo che il loro sport preferito stia diventando troppo “artificiale”. 

Rimbalza spesso in rete l’infondato luogo comune che la Formula Uno, dopo i primi giri, sia diventata una competizione soporifera. Anche se i veri amanti dello sport in gare meno entusiasmanti riescono a trovare fonti di interesse, per esempio nelle strategie o in come certi piloti riescano a gestire l’usura dei propri pneumatici, è innegabile che GP dove il leader guadagna decine di secondi di vantaggio sugli inseguitori possano garantire meno emozioni. A tal proposito, la FIA ha reintrodotto nel 2019 un punto addizionale per il pilota che registra il giro più veloce in gara. Seppur un semplice punto possa essere considerato irrisorio nei confronti della classifica piloti, questa soluzione di semplice adozione l’anno scorso ha molte volte determinato strategie diverse e colpi di scena negli ultimi giri. Piloti con poche possibilità di sorpasso della vettura che li precede decidono di fare un ulteriore pit-stop negli ultimi giri del GP per montare gomme soft fresche e spingere la propria vettura al limite con l’obiettivo di guadagnare il prezioso punto extra. Rispetto al DRS, questo cambiamento ha riscontrato moltissime opinioni positive e pochi pareri contrari: il punto addizionale assegnato al giro veloce è stato un cambio di regolamento valido, di facile implementazione ed efficace. 

La relazione tra sport e spettacolo rappresenta un delicato equilibrio di essenziale importanza per la sostenibilità di tutto il mercato che ruota attorno ad una competizione agonistica. Anche se aumentare l’appeal di una manifestazione sportiva è considerato da molti una priorità, è necessario tenere in considerazione e proteggere lo spirito agonistico e rendere il campionato più meritocratico possibile per preservare la veridicità della famosa espressione “che vinca il migliore”. Puntualmente ogni anno aleggiano nel paddock due parole, sempre oggetto di discussione ed acceso dibattito: reverse grid. Gli ingredienti della reverse grid sono di facile comprensione, l’attuale qualifica verrebbe sostituita da una sprint race, ovvero una mini-gara, con l’ordine di partenza formato dalla classifica ribaltata del campionato. L’ordine di arrivo della gara di sabato rispecchierebbe le posizioni in griglia della domenica. Se da un lato la reverse-grid sprint race sarebbe senza dubbio ricca di sorpassi e colpi di scena, purtroppo alcuni ostacoli potrebbero rendere questa soluzione meno meritocratica dell’attuale sistema di qualifica. Se si prova a pensare per esempio a Monaco, circuito dall’indubbio fascino tuttavia noto anche per l’estrema difficoltà nell’effettuare sorpassi, la sprint-race di sabato potrebbe risultare in un trenino di macchine che faticano a guadagnare posizioni. Opinioni contrarie a questa soluzione sono state sollevate da diversi piloti, inclusi Vettel e Hamilton vincitori di 10 titoli mondiali negli scorsi undici anni. Inoltre, dando un’occhiata ai tempi delle qualifiche dei primi gran premi di quest’anno risulta lampante come il distacco tra le monoposto si sia ridotto esponenzialmente, garantendo dei sabati di pura emozione per i tifosi.  

Seppur l’idea della reverse grid sia velocemente tramontata, la F1 ha annunciato poche settimane fa l’introduzione della sprint-race per due GP di quest’anno, in particolare Silverstone e Monza. Il venerdì, oltre alla prima sessione di prove libere, si svolgerà una sessione di qualifica per decidere la griglia di partenza della mini-gara. Sabato si terrà la vera e propria sprint-race, una gara di 100 km per decidere l’ordine di partenza della domenica. Inoltre, i primi tre classificati della sprint-race riceveranno rispettivamente 3, 2 ed 1 punto per il mondiale, indubbiamente preziosi vista la serrata lotta tra Mercedes e Red Bull per il titolo. Quello che per quest’anno sarà considerato un esperimento potrebbe diventare lo standard e programma regolare per i prossimi campionati. Lo spettacolo è garantito: con il formato attuale le prove libere di venerdì vengono seguite meno dagli spettatori in quanto interpretate come una sessione di preparazione per il weekend. Con l’introduzione della sprint-race, anche le qualifiche di venerdì sarebbero importantissime per arrivare a sabato con un vantaggio considerevole da capitalizzare. 

La continua ricerca di nuove fonti di spettacolo è incontestabilmente un processo tortuoso, difficile ma al quale la FIA e F1 dedicano ogni giorno tantissime risorse. Gare con pochi sorpassi non giovano ad alcun stakeholder del mondo della Formula Uno, ma forse i tifosi oggigiorno prendono per scontata la costante evoluzione ingegneristica delle monoposto, volta a garantire sempre più sicurezza per i piloti ma anche e soprattutto aumentare le emozioni di chi segue questo sport da casa sul divano. Nei prossimi anni i drastici cambi di regolamento relativi alle monoposto segneranno una nuova era per questo sport, con l’auspicio di garantire gran premi al cardiopalma ma che allo stesso tempo permettano al miglior pilota sulla griglia di salire sul gradino più alto del podio.

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