Dakar 2022 e il destino del motorsport

Scritto da: Stefano Maggioni

Tempo di lettura: 4 minuti

Le competizioni motoristiche attirano ogni anno migliaia di appassionati che scelgono di godersi le gare direttamente a bordo pista oppure – specialmente nell’ultimo anno – comodamente seduti sul divano di casa, teatro delle più accese discussioni in questo ambito. La maggior parte degli appassionati, però, segue quasi esclusivamente la F1, competizione che mai come nessun’altra è stata in grado di far appassionare milioni di bambini e adulti al mondo dei motori. In particolare, tra le centinaia del panorama mondiale, una di queste competizioni è spesso non considerata anche se, forse anche più di tutte le altre, racchiude il vero significato della parola motorsport: il Rally Dakar.

Il Rally Dakar è uno dei rally di automobilismo e motociclismo più famosi al mondo, che prevedeva fino al 2007 la tappa finale nella capitale del Senegal. Il percorso di gara, infatti, è stato modificato molte volte nel corso della propria storia: da Parigi la partenza si è spostata a Lisbona, per poi cambiare completamente continente passando dalla Terra del Fuoco, per poi finire dal 2020 in poi nell’Arabia Saudita.

La competizione è nota per essere fisicamente molto ostica per i piloti e per l’alto rischio che i concorrenti devono sopportare, come testimoniano i numerosi incidenti e persino morti che si sono verificati nel corso degli eventi. Alla gara partecipano autovetture, motociclette, autocarri, quad e Side by Side, opportunamente modificati e rinforzati per resistere alle numerose sollecitazioni meccaniche che ricevono nel corso del Rally. Numerosi sono i costruttori che partecipano al Rally Dakar: Yamaha, KTM, Kamaz, Mitsubishi, BMW e Mercedes, per citarne alcuni. Queste squadre, con i relativi piloti, si fronteggiano per portarsi a casa un montepremi assai esiguo, se paragonato all’importanza e alla competitività di questo sport: appena 71.000 euro in totale.

A chiunque verrebbe da domandarsi quali incentivi abbiano i costruttori per iscriversi ad una competizione tanto dura, per un prize money così risicato. La risposta si cela in un’ovvietà che, oggigiorno specialmente, non è più tale: innovazione. Questa competizione è incredibilmente stimolante per i vari costruttori che sono portati ad adottare innovazioni tecniche per migliorare le performance del loro mezzo. Allo stesso modo, in passato si è assistito a numerose innovazioni sviluppate in pista che sono state poi esportate sulle automobili e motocicli che guidiamo tutti i giorni. L’estremizzazione di questa competizione è tale da portare all’esasperazione la ricerca di migliorie costanti sul proprio parco veicoli, e gli effetti di questo si riverberano sulle auto più “civili”.

Audi è stata capace di affinare la propria trazione integrale quattro proprio dalle corse di Rally. In passato, ha dimostrato di essere uno dei costruttori più propensi ad adottare novità tecniche innovative tali da sconvolgere la competizione. A titolo di esempio, Audi partecipò nel 2006 alla 24 Ore di Le Mans e alla 12 Ore di Sebring con una vettura diesel, l’Audi R10, vincendole entrambe, un risultato assolutamente incredibile in quanto nessuno avrebbe mai immaginato che il motore “a nafta” avrebbe potuto essere così competitivo. Il risultato portò una pubblicità estremamente positiva per i motori diesel del marchio tedesco, tanto da rendere quasi ininfluenti le campagne di marketing portate avanti dagli altri costruttori in Germania: Audi aveva acquisito una posizione di dominanza. Le competizioni sportive sono fondamentali proprio per questo motivo, non è casuale che i numerosi costruttori presenti nel Rally Dakar ma anche nelle altre manifestazioni sportive rappresentino anche i principali brand presenti sul mercato dei veicoli. 

Negli ultimi anni si sta attraversando un periodo di transizione verso la totale elettrificazione del parco circolante sulle strade che percorriamo e, similmente, lo stesso sta avvenendo anche su circuiti e tracciati. Si pensi alla Formula 1, che ha abbandonato il poderoso rombo dei V10 aspirati dei primi anni 2000 in favore di un più modesto V6 turbo ibrido con assistenza elettrica o alla nascita della simmetrica Formula E, dove si corre esclusivamente con vetture dotate di motore elettrico. Questa identica circostanza si sta verificando anche nel Rally Dakar, in quanto Audi stessa ha dichiarato che parteciperà alla competizione con un esemplare – per ora ancora prototipo – completamente elettrico con range extender al fine di supportare la lunghezza delle tappe del rally raid più famoso del mondo. L’intenzione della casa di Ingolstadt è indubbiamente rivolta allo sviluppo dei componenti dei powertrain elettrici di domani, testandoli in condizioni al limite per studiarne miglioramenti futuri, sperando di ripercorrere il successo sia sportivo che di marketing del 2006. La vettura, derivata direttamente dalle monoposto della sopraccitata Formula E, è attualmente in fase di test per garantire alla squadra le massime possibilità di vittoria possibile.

Una totale elettrificazione delle componenti è quindi destino di tutti gli sport motoristici? Al momento è impossibile affermarlo con certezza. Le uniche informazioni da cui possiamo trarre delle conclusioni arrivano direttamente dall’Europa e dalle principali Commissioni Sportive, che puntano il dito contro costruttori e competizioni chiedendo un contenimento delle emissioni molto più grande di quanto i concorrenti possono riuscire a sopportare allo stato attuale della tecnologia relativa al motore termico.

È quindi molto probabile che, negli anni a seguire, assisteremo ad un sempre più consistente utilizzo di veicoli a motore elettrico, sia per le pressioni delle istituzioni sia per la volontà stessa dei costruttori di sviluppare appieno questa tecnologia. Gli appassionati sono destinati ad accettare questo cambiamento in atto, ricordando con nostalgia il rumore che usciva dagli scarichi di un motore lanciato a 10.000 giri. Ad oggi, non si può dire se il motorsport del futuro sarà migliore o peggiore di quello degli ultimi anni o dei decenni passati: quello che è certo è che sarà molto diverso. Solo il tempo ci saprà dare la vera risposta a questo interrogativo.

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