Allenatore o HR?

“La gestione delle risorse umane è fondamentale”. Non sembrerebbe ma questa frase è stata pronunciata da Massimiliano Allegri poco più di un mese fa. Un allenatore, soprattutto negli sport di squadra, secondo il tecnico livornese, deve prima di tutto saper gestire un gruppo di atleti proprio come un manager fa con il proprio team di lavoro.

Tante volte si fa l’errore di credere che il ruolo di un allenatore si limiti a compiti tecnici e che i giocatori siano solo delle pedine da istruire, al fine di ottenere il risultato desiderato: la vittoria. Non è così, saper gestire un gruppo è fondamentale. Ogni giocatore è diverso dagli altri, ha una personalità, delle caratteristiche e una storia propria. Ignorare tutti questi elementi sarebbe un grave errore. Proprio per questo, il ruolo del tecnico è molto simile a quello di un responsabile delle risorse umane di un’azienda. Se si pensa poi che i giocatori sono i principali artefici del successo di una squadra, si comprende come questo aspetto del suo ruolo sia ancora più cruciale per il successo di tutta l’organizzazione.

La gestione delle risorse umane è quindi una grossa fetta del lavoro di un allenatore ma non c’è una ricetta vincente; ogni coach ha il proprio metodo e le proprie caratteristiche che poi vanno adattati ogni volta a seconda dell’ambiente in cui ci si trova. Lo stesso metodo di gestione del gruppo può avere risultati diametralmente opposti a seconda del club, degli atleti e della nazione con cui uno stesso tecnico si trova a lavorare. Lo stesso Allegri spiega come, nel passaggio tra Cagliari e Milan abbia dovuto imparare a gestire in modo completamente diverso i propri atleti, che erano passati da essere buoni giocatori a stelle internazionali; per poi rifare la stessa operazione dopo l’estate 2012, quando tanti campioni avevano lasciato Milanello, dove era rimasta una squadra più giovane e meno abituata a determinate pressioni.

Il tecnico livornese spiega anche come, al suo arrivo alla Juventus, si sia trovato in un team con grandi campioni, come il suo primo Milan, ma con una filosofia societaria molto diversa che lo ha portato a adattare e modificare nuovamente la sua gestione dello spogliatoio.

Carlo Ancelotti, nel suo libro “Il leader calmo”, spiega anche come il metodo da usare sia diverso, non solo a seconda della filosofia del club, ma anche in base alla nazione in cui si lavora. Il tecnico di Reggiolo, nella sua prima esperienza estera al Chelsea, comprese l’importanza di avere collaboratori che storicamente facessero parte del club, per poter avere un punto di riferimento che conoscesse al meglio la filosofia della squadra e quella nazionale.

Nello stesso libro, l’allenatore spiega anche come sia importante la costruzione di un gruppo che passa anche attraverso i momenti condivisi al di fuori del campo. Ancelotti crede sia fondamentale, per esempio, che il centro di allenamento disponga di un luogo dove gli atleti si possano fermare a mangiare o passare del tempo insieme. Proprio per questo, una volta arrivato al PSG, chiese alla società di costruire questi spazi di cui il club parigino era sprovvisto. In questo modo, il centro sportivo cominciò a sembrare un luogo molto più accogliente dove i giocatori potessero sentirsi come a casa. Per il tecnico era infatti fondamentale che, per prima cosa, si creasse un gruppo che fosse il più coeso possibile, al fine di poter poi ottenere il massimo da ogni atleta.

Un altro elemento importante è la gestione del singolo giocatore. Sempre Ancelotti spiega come in uno spogliatoio sia sempre buona cosa individuare quelli che sono i leader carismatici e i leader tecnici. In questo modo si capisce subito a chi assegnare certi compiti e responsabilità in modo da metterli nelle condizioni di dare il meglio per la squadra. Allo stesso tempo non va sminuito il ruolo, anch’esso prezioso, di quelli che definisce “i gregari”: giocatori meno appariscenti ma che riescono a dare equilibrio e solidità al gruppo.

Tenendo saldi questi principi, è poi possibile adottare strategie diverse nella gestione delle risorse umane nello stesso spogliatoio. Sembra chiaro a tutti, per esempio, che la filosofia adottata da Mourinho sia ben diversa da quella di Ancelotti, seppur entrambi i tecnici abbiano guidato con successo sia il Chelsea che il Real Madrid. In questi casi, entrambi gli allenatori hanno tenuto fede ai propri principi generali di gestione degli atleti, adattandoli al meglio di volta in volta al contesto in cui si trovavano. Il risultato è stato di successo per entrambi sia a Londra che in Spagna, a prova del fatto che non vi è una sola strategia giusta, anche a parità di condizioni.

L’allenatore rimane quindi la guida tecnica e tattica di qualsiasi squadra, ma è soprattutto il gestore delle risorse umane che compongono lo spogliatoio. Quest’ultimo compito viene spesso tralasciato o sottovalutato ma è fondamentale per ottenere il meglio dai propri giocatori e raggiungere gli obiettivi.

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