La Ryder Cup 2023 a Roma: un’occasione da non perdere

Scritto da Gianandrea Novellone e Kevin Aldeghi

Tempo di lettura: 3 minuti

È iniziato il conto alla rovescia per la quarantaquattresima edizione della Ryder Cup che si svolgerà per la prima volta in Italia, a Roma, al Golf Club Marco Simone nel 2023. La competizione golfistica per eccellenza, giocata ogni due anni alternando come sede golf club statunitensi ed europei, è una delle sfide sportive più sentite tra il Vecchio Continente e gli USA. A differenza dei classici tornei di questo sport, la Ryder Cup è infatti una competizione a squadre: nell’arco di tre giorni si sfidano i 12 migliori giocatori europei e statunitensi con l’obiettivo di far vincere alla propria squadra, e continente, l’ambita coppa.

Una delle principali caratteristiche che rendono la Ryder Cup il terzo evento più seguito al mondo, dopo le Olimpiadi ed i Mondiali di Calcio, è sicuramente la spettacolarità della manifestazione. Nell’immaginario collettivo il golf viene visto come uno sport dove il silenzio, la concentrazione e l’individualità sono tre elementi chiave. Gli spettatori di un torneo devono rispettare la totale assenza di rumore presente sui campi da golf al fine di preservare la concentrazione dei giocatori. Inoltre, il pubblico è invitato a vestirsi in maniera appropriata per l’occasione. È generalmente vietato l’utilizzo dei cellulari così come delle macchine fotografiche che potrebbero disturbare i golfisti. Le regole citate precedentemente sono giustamente valide in tutti i tornei durante l’anno anche per preservare l’integrità della competizione agonistica, tuttavia trovano molte eccezioni durante la Ryder Cup. Sono spesso infatti i giocatori stessi durante la gara a chiedere al pubblico di “fare rumore” per incitare il tifo ed il supporto per la propria squadra. Allo stesso modo, l’individualità delle classiche competizioni lascia spazio a consigli e tattiche studiate tra compagni di team. È molto raro vedere in una gara tradizionale due giocatori conversare dandosi consigli e studiando insieme come affrontare il campo. Durante i giorni della Ryder Cup sono invece chiari gli schieramenti: nessuno gioca da solo, si combatte e lotta per prevalere sull’altro continente. Un’eterna rivalità buca dopo buca che si rispecchia anche negli spettatori presenti a vedere la gara, la maggior parte vestiti con i colori blu o rossi in base alla bandiera della propria squadra.

È anche grazie a queste caratteristiche che spesso i telespettatori da casa, i quali si ritrovano magari casualmente a guardare qualche spezzone della competizione in televisione, si interrogano sulla veridicità degli ancora troppi stereotipi presenti su questo sport che purtroppo ne limitano la crescita nel nostro paese. Sotto questo punto di vista, la Ryder Cup è sicuramente l’evento più prezioso ed interessante per avvicinare gli amanti dello sport al golf.

Accanto alla tradizione ed alla fama connessa, la Ryder Cup è un’opportunità molto invitante per le nazioni ospitanti di mettere in vetrina il proprio turismo e generare introiti. Analizzando i dati dell’ultima edizione svolta in Europa, nel 2018 a Parigi, è facile intuire l’immensa occasione che deriva dall’organizzazione dell’evento. A Parigi erano presenti oltre 250.000 spettatori da più di 90 paesi, con i biglietti per l’evento andati sold-out in pochi secondi. Complessivamente, la Ryder ha generato un giro d’affari da oltre mezzo miliardo di euro con benefici per tutto il turismo della zona parigina e non solo. Alberghi, ristoranti ed addirittura musei hanno approfittato della presenza dell’evento: ad esempio moltissimi tifosi statunitensi hanno colto l’opportunità di visitare la capitale francese nei giorni successivi alla competizione. Da un punto di vista di audience globale, sono stati oltre 600 milioni i telespettatori connessi da casa, numeri altissimi che sottolineano come la Ryder Cup possa essere considerata l’evento per eccellenza per promuovere non solo il golf come disciplina, ma anche il territorio ed i campi che ospitano la kermesse sportiva.

Superati gli sponsor austriaci, archiviata una Spagna resa instabile dalle pretese indipendentiste, battuta la concorrenza della Germania senza supporto governativo: è il 2015 quando la Commissione Ryder Cup Europe assegna al Marco Simone Golf & Country Club, circolo capitolino della famiglia Biagiotti, l’organizzazione dell’edizione 2022 dell’evento golfistico più prestigioso al mondo (poi slittata al 2023 per le ormai famigerate dinamiche pandemiche).

All’annuncio seguono, per nulla inaspettate, esternazioni incontenibili di giubilo. A partire dal Presidente del CONI Malagò, che esalta un’Italia imbattibile quando sussiste sinergia tra Governo e sistema sportivo, fino ad arrivare al vertice della FIG Chimenti, che sottolinea la suggestività di una location come quella della Città Eterna, nessuno nasconde la soddisfazione per il raggiungimento di un obiettivo tanto agognato.

Roma diviene, dunque, la terza sede situata nell’Europa continentale ad ospitare una manifestazione evidentemente non così tanto presente alle nostre latitudini. A ben guardare, tuttavia, quella italiana non poteva che essere la scelta più ovvia: a garantire un successo storico ci ha pensato un progetto veramente solido dal punto di vista infrastrutturale e commerciale, una valorizzazione del percorso di gioco definita “spettacolare”, ed il grande sviluppo del mondo-golf che l’Italia ha intrapreso.

È indubbio che la fiducia riposta nel nostro Paese non debba essere tradita, ma al momento non è rilevabile nulla che possa destare preoccupazioni, anzi, le previsioni dell’impatto della Ryder nel Belpaese sembrano più che positive.

Procedendo per ordine, è da rilevare che quella nostrana sarà l’edizione più costosa di sempre. Tra i 97 milioni a garanzia posti in bilancio e poi stralciati, i 59 stanziati dai vari decreti e altrettanti da finanziamenti privati, Chimenti ha dichiarato un budget “ufficiale” di 220 milioni di Euro.
Quali gli investimenti principali? Gian Paolo Montali, direttore generale del progetto Ryder Cup, ha operato oculatamente, concentrandosi sulla viabilità per il facile raggiungimento del percorso, sulle infrastrutture per l’accoglimento dei turisti e sulle attività di marketing e promozione del circolo Marco Simone.

Ecco, proprio le 18 buche ed il Golf Club tutto sono stati oggetto di particolari attenzioni: sistemi di ecosostenibilità, riciclo dell’acqua, navette elettriche per portare i tifosi al campo tra prevenzione e minimizzazione dei rifiuti, riciclo degli stessi in loco, percorso del tutto rivoluzionato e reso accattivante… queste sono solo alcune delle accortezze che, a detta degli organizzatori, renderanno il Marco Simone uno tra i più iconici campi d’Europa e meta di pellegrinaggio golfistico.

C’è chi ritiene vi sia troppo entusiasmo intorno al progetto, tuttavia resta il fatto che il percorso sia stato appena inaugurato in grande stile, con droni ed una cerimonia degna di nota. I lavori sono poi perfettamente in linea coi tempi, il che, vista la pandemia e le difficoltà organizzative che tale evento comporta, rappresenta quasi una sorta di unicum nazionale in senso assoluto.

Sono attesi 70.000 spettatori giornalieri nel corso dei 3 dí della Ryder, altrettanti per la settimana precedente e successiva, nonché 25.000 golfisti peregrini nei mesi seguenti. La previsione al ribasso è quella di un indotto di 600 milioni di Euro: non sprechiamo quest’occasione!

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