Qatar 2022: quanto costa ospitare un mondiale di calcio?

Scritto da Gianandrea Novellone

Tempo di lettura: 5 minuti

Ogni quattro anni i Mondiali di Calcio richiamano l’attenzione di centinaia di milioni di tifosi attorno al globo, che si uniscono per supportare la propria nazionale nella speranza di alzare al cielo l’ambito trofeo. Ad esempio, per l’edizione disputata in Brasile nel 2014 il numero di spettatori connessi tramite la propria televisione si è aggirato attorno al miliardo, mentre, in presenza negli stadi, oltre 3 milioni di persone hanno potuto tifare la propria nazionale. 

La scelta che riguarda la nazione organizzatrice dell’evento avviene molti anni prima dell’effettivo svolgimento del torneo. L’edizione 2022 è stata assegnata al Qatar nel 2010, in uno scenario geopolitico ed economico completamente differente da quello attuale. Dodici anni rendono impossibile stabilire ex ante se, per la nazione ospitante, “il gioco valga la candela”. Questo rende la Coppa del Mondo una vera e propria scommessa per l’economia di chi la organizza, dati soprattutto gli ingenti costi da sostenere.

Ma quali sono gli stakeholder responsabili del finanziamento di un evento di tale portata? 

I costi sostenuti per organizzare ed ospitare un Mondiale possono essere divisi in tre categorie. Innanzitutto, la nazione ospitante deve costruire le infrastrutture sportive per svolgere le partite della competizione. Le attuali regole FIFA stabiliscono che la nazione deve avere un minimo di 12 stadi con una capienza di almeno 40.000 spettatori. Inoltre, è necessario che almeno uno stadio sia di dimensioni maggiori e che possa ospitare 80.000 spettatori per il match di apertura e la grande finale. Con l’aumento del numero di squadre partecipanti da 32 a 48, ci si aspetta che i requisiti stabiliti dalla FIFA sul numero di stadi diventino ancora più stringenti. Analizzando il numero di impianti sportivi attualmente presenti nei vari paesi del mondo, ad oggi solo una manciata di paesi può permettersi di ospitare i mondiali senza dover costruire nuovi stadi. L’onere finanziario connesso alla realizzazione di nuovi impianti sportivi ricade totalmente sulla nazione ospitante. Nel 2010, anno di assegnazione degli attuali mondiali, nessuno stadio presente in Qatar avrebbe rispettato i requisiti stabiliti dalla FIFA. Negli anni scorsi la nazione ha costruito e riqualificato impianti sportivi per un costo totale di 6,5 miliardi di euro. Tra tutte le strutture spicca il Lusail Iconic Stadium, costato circa 780 milioni e sede della partita inaugurale e finale del torneo.

La seconda tipologia di costo concerne la costruzione del sistema di infrastrutture necessario per ospitare i milioni di turisti presenti durante le settimane del mondiale. Per l’edizione di quest’anno la costruzione di una linea di metropolitana a Doha, utilizzata anche per collegare lo stadio alla città, è costata oltre 36 miliardi. Nella capitale sono stati inoltre spesi 15 miliardi per la costruzione di The Pearl, un villaggio a forma di conchiglia che ospita alberghi e appartamenti di lusso. Anche gli aeroporti sono stati oggetto di riqualificazione per garantire l’intenso traffico aereo presente durante il torneo. Basti pensare che durante la prima settimana del mondiale oltre 7.000 voli sono partiti o atterrati a Doha, numeri esponenzialmente superiori rispetto a quello che avviene in qualunque altra settimana nella capitale del Qatar.

Se i costi che riguardano le infrastrutture, generali e sportive, sono a carico del paese ospitante, c’è una categoria di costi completamente finanziati dalla FIFA, ovvero quelli operativi relativi all’organizzazione dell’evento. Questi costi includono, ad esempio, il trasporto ed alloggio delle squadre partecipanti, così come lo stipendio di tutto lo staff che lavora “in prima persona”. Inoltre, anche i costi di marketinghospitality e relativi alle emissioni televisive dei match fanno parte di questa grande categoria. È importante ricordare anche come la FIFA finanzi le squadre partecipanti sia tramite il rimborso dei costi relativi alla preparazione per la partecipazione all’evento, sia direttamente tramite il montepremi del torneo: alla squadra vincitrice andranno 42 milioni di dollari, ma anche in caso di mancata qualificazione alla fase ad eliminazione diretta le nazionali riceveranno 9 milioni.

Dunque, cifre alla mano, conviene ospitare i campionati mondiali di calcio? Anche a distanza di anni dopo l’evento, è estremamente difficile stabilire le entrate collegate all’organizzazione di un mondiale. È innegabile che la spinta turistica, che ospitare un evento di tale portata comporta, sia difficilmente paragonabile a qualunque manovra che un paese può pensare di portare avanti, tuttavia i costi per la nazione ospitante rendono davvero difficile pensare che i mondiali possano essere convenienti per gli host countries. Fino all’edizione di quest’anno, il mondiale più costoso nella storia è stato quello organizzato in Russia nel 2018, con una spesa totale di 12 miliardi. Questa cifra appare irrisoria rispetto a quanto speso per l’edizione in corso, ovvero ben 230 miliardi. Nonostante in questa cifra siano compresi investimenti che hanno portato alla costruzione di infrastrutture permanenti, che verranno utilizzate anche dopo l’edizione del Mondiale di quest’anno, è impossibile negare che la Coppa del Mondo abbia fornito un importante incentivo per spingere il Qatar a sostenere questi ingenti costi. 

Il Qatar ha scelto di ospitare un Mondiale consapevole degli investimenti da effettuare anche perché la posta in palio per la nazione è molto alta. L’obiettivo è infatti quello di convertire l’economia qatariota, storicamente basata sul petrolio, verso un modello più turistico, seguendo le orme degli Emirati Arabi Uniti con le città di Dubai ed Abu Dhabi. Solamente il tempo potrà dire se la strategia risulterà essere vincente. Per ora possiamo solo godere dello spettacolo dei mondiali, auspicando che vinca la squadra migliore.

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