Il caso Manchester City: cause e possibili conseguenze

È notizia di venerdì scorso la decisione della UEFA, l’organo che controlla il calcio europeo, di escludere da tutte le competizioni continentali il Manchester City, squadra attualmente campione in carica in Inghilterra, e che nello scorso decennio, in seguito all’acquisizione della società da parte dello sceicco Mansour degli Emirati Arabi Uniti, si è affermata come una delle principali potenze del calcio mondiale, merito soprattutto di una serie di investimenti molto costosi da parte della nuova proprietà.
Questo processo di crescita del club di Manchester, cui manca solo la vittoria della Champions League per essere culminato, ha però subito una brusca frenata il 14 febbraio scorso: per violazioni del Fair Play Finanziario, il progetto della Uefa che mira a diminuire le disparità in ambito economico tra le società calcistiche del continente, il City non potrà competere in Europa per due anni e in oltre sarà costretto a pagare una multa di 30 milioni di euro.
Ma quali sono i motivi di questa sanzione? E soprattutto, quali potrebbero essere le conseguenze, non solo per il club di Manchester, ma per tutto il calcio europeo?
La disputa tra questo club e la Uefa iniziò nel 2014: il 16 Maggio di quell’anno, infatti, la società dello sceicco Mansour si vide costretta a firmare un settlement agreement con la Uefa che imponeva, tra le altre cose, il pagamento di una multa da 60 milioni di euro e l’obbligo a non incrementare le proprie spese per la rosa nelle due stagioni successive. I motivi di questa prima sanzione, che verrà poi sensibilmente ridotta solo 16 mesi dopo, sono da trovare nel rapporto quantomeno ambiguo che esiste tra le sponsorizzazioni del club e la famiglia reale degli Emirati Arabi.
Infatti, la compagnia aerea Etihad Airways, che nel 2011 ha firmato un contratto di sponsorizzazione decennale da circa 400 milioni di Euro con il club inglese, risulta essere controllato da due familiari dello sceicco Mansour. Questa sponsorizzazione, all’interno del bilancio del City, non risulta come un’operazione con parti correlate, mentre è proprio questo il punto di vista degli investigatori della Uefa, che vedrebbero questa transazione più come un aumento di capitale che come un’operazione commerciale.
Il Manchester City esce dal regime di settlement agreement ufficialmente nell’Aprile del 2017, ma non dura molto la sua estraneità dalle investigazioni dell’organo calcistico continentale: il 7 Marzo del 2019 la Uefa apre una nuova indagine, sempre per verificare eventuali violazioni del Fair Play Finanziario, che si conclude il 16 Maggio successivo con il deferimento del club.
La sentenza del CFBC, la Camera giudicante indipendente dell’Organismo di controllo finanziario dei club, è arrivata circa due settimane fa e, come scritto in precedenza, è durissima: l’esclusione dalla Champions League risulta essere un durissimo colpo, che preclude l’opportunità ad una ampissimo range di ricavi, sia commerciali che sportivi, e che potrebbe spingere ad un esodo delle principali stelle della rosa, oltre che ad una partenza anticipata di Pep Guardiola, l’allenatore più pagato del mondo.
Come risulta da quanto scritto finora, quella tra City e UEFA è una battaglia che va avanti da anni, e che sembra non essere ancora minimamente vicina alla sua conclusione, poiché pochi minuti dopo l’annuncio della sentenza, il club ha risposto con un durissimo comunicato in cui annuncia il ricorso al TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) e accusa la UEFA di avere iniziato, perseguito e giudicato questo caso, in maniera pregiudizievole e non imparziale.
Diverse fonti vicine al club, raccontano di come il team di avvocati dei Citizens stia preparando un dossier che proverà a far luce sulla situazione delle sponsorizzazioni di altri grandi club europei e sul perché non siano stati motivo di indagine dal parte della UEFA. Sembra, quindi, che la società inglese non sia disposta ad accettare di andare al tappeto senza una battaglia e che, se ciò dovesse succedere, proverà a trascinare altri al tappeto con sé.
L’esito di questa battaglia legale è incerto e potrebbe avere risvolti enormi sul calcio europeo, paragonabili alla Sentenza Bosman del 1995, in quanto, nel caso la sentenza fosse ribaltata da parte del TAS, si assisterebbe ad una grandissima perdita di credibilità da parte del Fair Play Finanziario e più in generale della UEFA. Al tempo stesso, se l’indagine venisse estesa ad altre società si potrebbe assistere ad un terremoto giudiziario su tutto il calcio europeo, con conseguenze difficilmente immaginabili e che renderebbero il caso Manchester City solo il primo di una lunga serie.

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