Dal campo alla scrivania, i campioni di ieri, manager di oggi

Da Van der Sar CEO dell’Ajax a Nedved membro del CdA della Juve, passando per Zanetti, Vice Presidente dell’Inter, Totti, Leonardo, Tare… che carriere

 

“…Qualunque sia il ruolo che uno deve andare ad assumere, esso passa attraverso una seria formazione, sia per le persone che vengono dall’Università ed entrano nella nostra società, così come per calciatori che lasciano il campo e vengono in società.”

Queste le parole di Andrea Agnelli durante la conferenza stampa di addio Buffon dalla Juventus il maggio scorso.

Concetto, quello della formazione manageriale, espresso in modo simile da Francesco Totti nel 2017, al momento di insediarsi nel management della Roma: “Cercherò di mettermi a disposizione a 360 gradi, dal settore giovanile fino al Presidente. Poi è normale che ci vorranno, sei mesi, un anno, due anni, non so quanto tempo ci vorrà per affermarmi nel ruolo che preferisco realmente”.

Lo sa bene Zanetti, che dopo essere stato nominato Vice Presidente dell’Inter nel 2014, ha intrattenuto molteplici rapporti con la SDA Bocconi (la quale offre un corso executive di sport management) al fine di formarsi come dirigente di alto livello.

Ed in effetti, all’interno delle società sportive, sempre più paragonabili a grosse multinazionali, sta chiaramente emergendo la crescente necessità di conciliare l’aspetto calcistico e quello più prettamente di business. Dunque, se da una parte la tentazione di inserire all’interno del quadro dirigenziale bandiere carismatiche, dall’altra vi è l’obbligo di formale figure competenti e specializzate in uno dei molteplici aspetti che caratterizzano la quotidiana gestionale della società.

Recentemente, grazie all’exploit in Champions League dell’Ajax, ha avuto l’onere delle cronache la rapida e brillante carriera da dirigente di Edwin Van Der Sar. Entrato in società nel 2012, subito dopo aver concluso la carriera al Manchester United con oltre 180 presenze in 6 stagioni, come direttore dell’area marketing, è stato dapprima promosso a direttore generale, e dal 2016 ricopre il ruolo di CEO. Una rapida e brillante carriera, che secondo gli attuali rumours, potrebbe riportarlo a Manchester in qualità di Sport Director.

Carriera caratterizzata da una rapidissima crescita anche quella di Igli Tare alla Lazio. Capace di parlare sei lingue, nominato coordinatore dell’area tecnica nel 2008, è presto diventato Direttore Sportivo e figura imprescindibile nello scacchiere di Lotito, ricevendo il premio “Italian Sport Awards” nel 2015.

Che ruolo assumere

Così come in campo il campione capisce quali spazi andare ad occupare, per performare anche come dirigente è necessaria l’individuazione della carica più adatta. Il “voglio essere un personaggio importante per Roma e per la Roma e capire veramente quello che mi piacerebbe fare” esemplifica bene il concetto, ed infatti dopo ormai due anni di “tirocinio”, nell’ambito della riorganizzazione societaria che sosterrà la Roma al termine della stagione, Francesco Totti ha già chiaro di “saper cosa cambiare” e quali scelte fare.

Emblematico è il caso di Nedved e Trezeguet, compagni in campo e compagni in società. Tuttavia, proprio a rimarcare la necessità di capire quale ruolo si concilia meglio con il profilo, il primo è il braccio destro di Andrea Agnelli e membro del CdA della Juventus dal 2010, mentre il secondo è dia diversi anni ambasciatore della Juventus nel mondo. E proprio l’abilità di sfruttare la propria immagine e fama nel mondo quale driver per esportare il brand della società che si rappresenta, sarà certamente uno dei campi più battuti in futuro.

Leonardo, attuale direttore dell’Area Tecnica del Milan, ha certamente avuto un percorso molto particolare. A parte le parentesi come allenatore delle due milanesi, è stato nel tempo consulente di calciomercato ed emissario in Sud America del Milan, e prima di fare ritorno, direttore sportivo del Paris Saint Germain. La sua esperienza, come quella di Paolo Scaroni, personalità di spicco del panorama manageriale italiano, saranno fondamentali per il percorso di formazione di Paolo Maldini, il cui ruolo non è stato ancora definito completamente, ma che non si limita all’area sportiva.

 

Questi e tanti altri casi, quali quelli di Giggs, Rafa Marquez, Rummenigge, Bruno Conti, dimostrano come il binomio sport e business sia sempre più solido, e la necessità per gli ex calciatori di ritagliarsi un spazio in società dopo aver appeso le scarpe al chiodo, passa solo attraverso un percorso di crescita mirato e ben definito.

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