NCAA: una rivoluzione per ripulire un sistema sporco e corrotto

Una delle principali differenze tra il sistema sportivo americano e quello europeo sta nel percorso di formazione che i ragazzi intraprendono prima di diventare eventualmente atleti a livello senior.

Infatti, mentre in Europa la formazione dell’atleta è basata sulla trafila nei settori giovanili delle società sportive, negli Stati Uniti invece questo percorso è strettamente legato alla scuola. Dalla middle school fino ai quattro anni di high school, gli atleti si formano all’interno dei programmi sportivi scolastici, partecipando a veri e propri campionati organizzati a livello statale. Il percorso dello student-athlete eventualmente continua all’università, dove lo sport è controllato pienamente (o quasi) dalla NCAA (National Collegiate Athletic Association).

I campionati della NCAA non sono i classici giochi studenteschi, ma un vero e proprio business che genera fatturati a nove cifre, con gli eventi di cartello che vanno in scena in grandi arene e che vengono trasmessi in diretta nazionale sulle principali emittenti televisive. Per quanto importante sia il successo e il seguito degli eventi sportivi collegiali, specialmente quelli di football e pallacanestro, da diversi anni il funzionamento del sistema della NCAA è oggetto di accesi dibattiti. Il tema principale è legato al concetto di amateurism, principio fondamentale su cui teoricamente si basa la NCAA. Questo concetto rappresenta sostanzialmente lo status che viene attribuito allo student-athlete: amatore, non professionista, di conseguenza niente retribuzione per le prestazioni sportive eccetto una borsa di studio per frequentare l’università.

Ed è proprio questo il problema alla base del sistema sportivo universitario: la NCAA genera centinaia di milioni di dollari di fatturato ogni anno (fino a toccare addirittura il miliardo nel 2016-17) e le scuole traggono profitto dallo spettacolo offerto dai loro atleti, i quali però non possono ricevere non una fetta, ma neanche una briciola della torta. Per questo motivo non è raro che i media americani accusino la NCAA di sfruttare i propri atleti.

Queste discussioni hanno finalmente portato a una svolta storica. Lo scorso 29 ottobre, infatti, la NCAA ha annunciato di aver votato all’unanimità per permettere agli atleti di trarre profitto dal loro nome e la loro immagine. Ciò significa che, benché non siano ammesse retribuzioni per le prestazioni sportive, gli atleti sono liberi di assumere un agente e firmare accordi di sponsorizzazione.

Questa rivoluzione non avrà effetto immediato, ma ci si aspetta che le nuove regole entrino in vigore per la stagione 2021-22. Quali saranno le conseguenze? Da una parte ciò potrebbe influenzare in maniera negativa i valori e lo spirito dello sport amatoriale, ma si tratta di una riforma necessaria per ripulire un sistema che negli ultimi anni è stato sporcato da diversi scandali di corruzione.

Recentemente sono scoppiati casi in cui le università, nel reclutare gli atleti più interessanti in uscita dalle high school, non hanno esitato ad allungare (o quantomeno proporre) soldi sottobanco o beni in natura agli atleti stessi o ai loro familiari. Celebre è lo scandalo che ha coinvolto due rappresentanti di Adidas e il procuratore sportivo Christian Dawkins, i quali sono stati dichiarati colpevoli di aver tentato di corrompere giocatori di basket liceali per convincerli a scegliere università sponsorizzate proprio dalla compagnia tedesca. Violazioni del regolamento NCAA possono persino nascere da un semplice siparietto come quello accaduto poche settimane fa dopo la finale di college football vinta dagli LSU Tigers: al termine dell’incontro, il giocatore della NFL Odell Beckham Jr. si è unito alle celebrazioni del titolo e ha distribuito contanti ai giocatori di LSU. Siparietto che sarà oggetto di indagini da parte della NCAA.

Per questo motivo, come già scritto, le nuove regole introdotte dalla NCAA sono necessarie (e probabilmente sono arrivate anche in ritardo) per ridare trasparenza e credibilità a un mondo che comunque, grazie allo spettacolo offerto nei campi di gioco, vanta un fascino che viene invidiato anche a livello professionistico.

Foto: Keith Srakocic / AP

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