L’americanizzazione della F1: il cost cap anche per le scuderie

Liberty Media e FIA hanno ufficializzato a fine ottobre il nuovo regolamento che entrerà in vigore nella stagione 2021 con l’obiettivo di rendere più equilibrato ed avvincente la lotta al titolo mondiale, tentando di ridurre in particolare il gap tra le scuderie e favorire i duelli in pista. Una delle novità più importanti che promette di dare un nuovo volto al Circus non è però di carattere tecnico, bensì finanziario, con il cosiddetto “cost cap”.

L’idea è ovviamente ispirata ai sistemi di controllo dei budget già presenti nel mondo dello sport americano e rappresenta un ulteriore tentativo di rendere più equa la lotta tra i team, creando così un prodotto di intrattenimento più appetibile al grande pubblico e in linea con i principi di Liberty Media.

Il funzionamento del cost cap promette di essere semplice ed intuitivo: i team potranno spendere un massimo di 175 milioni di dollari a stagione per lo sviluppo delle proprie vetture, mentre non avranno limitazioni per quanto riguarda altre aree come marketing, stipendio dei piloti, costi di produzione e stipendio dei tre membri più pagati del team.

Attualmente non è possibile sapere quanto le scuderie spendano esattamente nel processo di sviluppo ma secondo le stime si passa dai circa 60 milioni di dollari dei team più piccoli fino a più di 300 milioni per chi punta al titolo, un divario impressionante che spiega la differenza di performance e può giustificare l’introduzione di un tetto di spesa.

La FIA ha anche reso note i meccanismi di controllo e le possibili sanzioni da applicare: ogni scuderia dovrà fornire i dati riguardanti le spese di sviluppo a giugno per il periodo di gennaio-aprile (dunque prima dell’inizio della stagione nella fase di puro sviluppo), e a marzo per i costi totali della stagione precedente. Le sanzioni saranno decise di caso in caso e potranno essere sia finanziarie che penalizzazioni in termine di punti o penalità in pista, ovviamente in base alla gravita dello sforamento.

Risulta chiaro che il principale interesse è quello di ridurre il divario tra i “big three” (Mercedes, Ferrari e Red Bull) e gli altri, limitando il divario di performance tra le vetture ma anche la possibilità di apportare modifiche importanti nel corso della stagione. In questo senso alcuni degli addetti ai lavori si sono dimostrati però perplessi e preoccupati. Christian Horner, team manager di Red Bull, ha infatti sottolineato come potrebbe essere molto problematico per i top team dover dimezzare il budget in modo così repentino  e che questo cambio di regolamento avrà in realtà l’effetto opposto sulla prossima stagione: le squadre che dovranno ridurre la spesa saranno infatti fortemente tentate di investire in maniera massiccia nella stagione 2020 per arrivare a sviluppare in anticipo e libere da limitazioni le vetture necessarie per il 2021, e guadagnare così un vantaggio importante una volta introdotto il cost cap. Anche Louis Camilleri, AD di Ferrari, è concorde su questo punto di vista, ammettendo che probabilmente l’azienda di Maranello dovrà raddoppiare alcuni dei propri costi per la prossima stagione, ma si dimostra comunque fiducioso sui cambiamenti introdotti. Non è dunque scontato che il nuovo regolamento porti più equilibrio, anzi potrebbe avere l’effetto opposto nelle prime stagioni.

Nascono anche degli interrogativi su quanto sia giusto introdurre un limite di spesa in un mondo come quello della F1, in cui un maggiore sforzo verso la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative dovrebbe essere stimolato anziché frenato. Non è infatti un segreto che alcune delle tecnologie applicate per la prima volta nel mondo delle corse automobilistiche siano poi state trasferite alle automobili che guidiamo tutti i giorni.

FIA e scuderie avranno comunque ancora tempo di limare regole tecniche e finanziare per trovare il miglior compromesso tra chi chiede più spettacolo e chi invece vorrebbe avere più libertà d’azione nella realizzazione delle monoposto più veloci al mondo.

Photo credit: F1.com

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