23 Aprile 2022 – Newsletter

ADDIO AL FAIR PLAY FINANZIARIO: ECCO IL NUOVO REGOLAMENTO UEFA

Quante volte abbiamo sentito parlare del FPF? Ma soprattutto, quante volte abbiamo provato a parlarne senza sapere esattamente in cosa consistesse? Ebbene, adesso potremo sempre rimanere nei nostri dubbi, ma saremo costretti a cambiare riferimento. Con l’ufficialità arrivata nella giornata di giovedì 7 aprile, la UEFA ha deciso di modificare il sistema che controlla i conti dei club europei, riformandolo in modo deciso e sostanziale e cambiandone anche il nome: da ora si farà riferimento al “regolamento UEFA Licenze per Club e Sostenibilità Finanziaria”.
Come spiegato dall’ente stesso, si tratta di una riforma riguardante prettamente la sostenibilità finanziaria dei club, senza in alcun modo toccare (per ora) l’ambito dell’equilibrio competitivo fra i vari club.
In ogni caso, essa entrerà in vigore dal primo di giugno e verrà implementata gradualmente nel giro di un triennio.

Curiosi di sapere cosa cambierà realmente? Andiamo a scoprire più nel dettaglio di cosa si tratta questa riforma.
Per rimettere in piedi un sistema che stava traballando pericolosamente nel post pandemia, nel suo nuovo piano finanziario la UEFA ha introdotto 3 principi fondamentali: 1.solvibilità, 2.stabilità e 3.controllo dei costi.

1 – Con solvibilità finanziaria, come ormai tutti sapranno, si intende il pagamento puntuale dei debiti. La pandemia in Europa ha causato una perdita per il sistema calcio di circa 7 miliardi di euro, e tanti club sono stati costretti ad aumentare ulteriormente i loro debiti. Da ora, per garantirne il risanamento ai creditori (e per permettere investimenti sostenibili e meno rischiosi del recente passato), la UEFA ogni anno a marzo, giugno, settembre e dicembre effettuerà un controllo sullo stato patrimoniale dei club per permettere un massimo di 90 giorni per estinguere un nuovo debito.

2 – Con stabilità si fa riferimento al classico “pareggio di bilancio”. Con il FPF, ai club era concesso un deficit di massimo 30 milioni per triennio. Ora tale limite è raddoppiato, ma in questi 60 di deficit a differenza del passato, sono incluse anche quelle che prima erano spese “virtuose”, come investimenti su stadi, giovani, donne, donazioni, che venivano molto spesso usate per coprire i conti. Nuove norme anche per quanto riguarda il patrimonio netto: se risulta negativo nel bilancio del club, esso dovrà migliorare di almeno il 10% entro l’anno successivo. Inoltre, il suddetto calcolo non avverrà più sul bilancio della stagione, ma sull’anno solare.

3 – Infine, per controllo dei costi si tratta dell’analisi delle spese di ogni squadra (stipendi giocatori, allenatori, staff, commissioni agli agenti, spese di mercato…) che devono essere parametrate ai ricavi: nel corso dell’anno solare un club potrà spendere al massimo fino al 70% del proprio fatturato. L’attuazione sarà graduale e vedrà la percentuale al 90% nel 2023/2024, all’80% nel 2024/2025 e al 70% nel 2025/2026. Spesso il controllo dei costi viene confuso con il concetto di Salary Cup, un sistema tipicamente americano che però prevede limiti agli stipendi dei giocatori e degli allenatori e una spesa massima da rispettare, aspetti non previsti dalla riforma UEFA.

Le sanzioni per il mancato rispetto di tali parametri possono consistere in multe progressive oppure in sanzioni sportive (divieto di schierare dei giocatori, esclusioni dai tornei, retrocessione da una coppa a un’altra).

Ma per i club italiani? Che conseguenze ci aspettiamo?
Vista la situazione di indebitamento attuale e considerando il fatto che la Serie A è stato uno dei campionati più affetti dalla pandemia in termini di diminuzione fatturato, mantenere al 70% dei ricavi le spese dei nostri top club sarà molto complicato, soprattutto perché in Italia i ricavi sono già di base nettamente inferiori rispetto ad altri Paesi, come Premier League, o ad altri club di prima fascia come il Bayern Monaco o PSG.
Queste difficoltà dovrebbero spingere i nostri club a mantenere controllati i monte ingaggi, a valorizzare i prodotti dei settori giovanili e ad investire in strutture che permettano guadagni costanti e ricavi puliti e duraturi, tutti aspetti che in Serie A faticano a ingranare.
I top club europei invece potrebbero essere meno penalizzati: avendo ricavi alti, spesso migliorati dalle loro sponsorizzazioni, squadre come il Manchester City o il PSG possono continuare a spendere tanto nell’acquisto dei calciatori e contemporaneamente far fronte agli alti costi di gestione.

di Gianluca Zaghis

PERCHE’ IL MANCHESTER UNITED NON MONETIZZA I SOCIAL MEDIA?

Lo sport è in continua evoluzione e con esso le sue strategie di marketing, attualmente i social media permettono di ampliare il pubblico al quale ci si rivolge e danno maggiore visibilità al club, oltre a rappresentare un’ ulteriore finte di guadagno.
Infatti qualsiasi club utilizza i social media per monetizzare e ottenere ulteriori introiti, eccetto il Manchester United. La società inglese infatti preferisce utilizzare i propri giocatori giocatori come influencer, senza pubblicare post sponsorizzati, ma creando una comunicazione ad hoc per ciascun calciatore in modo da dirigere il pubblico su siti esterni e acquisire dati per migliorare il proprio lato e-commerce, spingendo principalmente sui nomi più grossi della squadra.
Attualmente lo United è la squadra con più tifosi in Europa e la fa da padrone anche nei social media, con numeri superiori alle sue rivali, anche grazie agli acquisti di quest’estate, primo fra tutti quello di Cristiano Ronaldo, figura di enorme rilievo che garantisce alla squadra maggiore visibilità. Utilizzare i propri calciatori per raccontare storie personali, partite o aneddoti permette di stabilire una connessione emotiva con i fan, seppure virtuale, attraverso i propri beniamini.
Una strategia insolita, senza paragoni tra i top club globali, ma allo stesso tempo astuta, sicuramente sta dando i suoi frutti visto il seguito e gli introiti realizzati di recente dalla società nonostante risultati sportivi sempre discreti ma raramente brillanti.

di Antonio Devilla

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